Il 2020 è un anno importante, dal punto di vista del contrasto alla crisi climatica: cadono infatti, in questi mesi, molte ricorrenze significative. Tra queste vi è il quinto anniversario dalla Terza Conferenza per il Finanziamento allo Sviluppo, tenutasi nel luglio 2015 ad Addis Abeba, in Etiopia, e promossa dalle Nazioni Unite. La Conferenza si poneva l’obiettivo primario di favorire il confronto tra i Paesi di tutto il mondo sul tema, fondamentale per il nostro presente,  dell’equità nell’accesso allo sviluppo, questione che ha assunto una posizione di rilievo anche nell’Agenda 2030, siglata pochi mesi dopo la Conferenza di Addis Abeba.

All’evento hanno partecipato capi di Stato e di Governo, Ministri e molte terze parti, pubbliche e private, operanti nel settore economico, provenienti da 193 paesi. Gli accordi raggiunti sono stati sintetizzati nel Programma d’azione di Addis Abeba, i cui firmatari concordavano sulla necessità di adottare a livello nazionale ed internazionale, e in tempi brevi, una serie di misure finanziarie per rinsaldare il percorso verso un autentico sviluppo sostenibile. Sulla carta, si è trattato di un accordo storico: tra le risoluzioni vi è, ad esempio, il riconoscimento della necessità di un’autentica cooperazione internazionale per sostenere i paesi del Sud del mondo nella transizione ad un’economia più sostenibile dal punto di vista ambientale e sociale. Si auspica, infatti, lo stanziamento annuale di circa 100 miliardi di dollari da parte dei paesi sviluppati per aiutare i paesi più poveri a far fronte ai danni causati dalla crisi climatica; tra gli obiettivi si legge, poi, l’implementazione dei servizi di assistenza sociale, laddove carenti, attraverso misure di finanziamento “domestiche”, l’estensione dell’accesso a tecnologie innovative, il varo di misure vòlte ad aumentare l’equità sociale e di genere.

A cinque anni dalla firma di quel documento, tuttavia, sembra che molto di quanto annunciato non sia stato, a tutt’oggi, realizzato: considerando anche l’imperdonabile ritardo che tutti i Paesi – soprattutto i più sviluppati – stanno accumulando nel raggiungere gli Obiettivi dell’Agenda 2030, che in parte dipende dalle risoluzioni prese durante la Conferenza di Addis Abeba, sembra dunque chiaro che non è stata (ancora) presa la giusta direzione.

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